Archivio Luciano Ferrari Bravo

Da Favignana

Questa lettera privata di Luciano Ferrari Bravo venne scritta dal carcere speciale di Favignana, una tappa del “circuito dei camosci”, il 17 novembre 1979. Come ricorda Toni Negri in Ritratto di un cattivo maestro, «Luciano visse sei mesi nelle grotte di tufo di un carcere che l’indignazione pubblica ha fatto chiudere negli anni 80»[1].
La redazione ringrazia Giuliano Ferrari Bravo per aver trasmesso questa lettera. In calce le foto del dattiloscritto e manoscritto.

Di LUCIANO FERRARI BRAVO.

Favignana 17/10

Ciao vecchio.
Sto uscendo da un breve periodo di estremo nervosismo che mi ha un po’ paralizzato anche dal punto di vista della corrispondenza. Già che scriver lettere non è mai stato il mio forte; quando poi diventa non una scelta ma una necessità, il rifiuto del lavoro mi assale in forma acuta… Il nervosismo non è peraltro privo di ragioni, a parte quelle ovvie e generali. Il primo motivo è che da quando ho saputo di sia pur vaghe possibilità di tornare perlomeno a Roma mi sono messo in agitazione e ogni volta che una giardia si avvicina alla cella non posso fare a meno di sperare che sia la volta buona. È una normale sindrome di nevrosi carceraria, lo so benissimo, e so anche che è grottesco considerare una “conquista” essere trasferito da un carcere ad un altro, però in questo momento le cose stanno effettivamente a questo punto. Avrei bisogno di sapere se ci sono novità su questo fronte e a che punto è la questione. Una settimana fa circa il medico mi ha convocato per una visita “generale” (che si è risolta nella misura della pressione e auscultazione del torace) ma non mi ha voluto dire da chi provenisse la richiesta: suppongo dal ministero, il che vorrebbe dire perlomeno che la domanda non è ferma. Ma sono d’accordo con te che è molto più serio sperare in un’iniziativa dei giudici (per così dire). E siamo al secondo motivo di nervosismo. Dai telegrammi che ho ricevuto ho dedotto (ben dedotto, Watson) che l’altro ieri Amato era a Padova a sentire i testimoni. Sono ovviamente in ansiosa attesa di un resoconto della faccenda: chissà perché temo che siano successi casini, forse già domani dovrei ricevere qualcosa. E stasera intanto a Parigi decidono per Piperno. Mi aspetto senz’altro che lo rimandino qua; ma spero anche che, comunque vada, si sblocchi questo cazzo d’inchiesta che mi sembra tranquillamente ferma da almeno quest’estate. Ad esempio: la perizia di Toni che fine ha fatto? E il “testimoniale” generale? A quel che ne so, a questo punto dovrebbero essere stati sentiti i tesi solo per Marione e me; ma dubito che i giudici possano decidere qualcosa fino a che non li hanno sentiti per tutti. E Padova?
Insomma, sto sentendo il peso di questa riduzione e rallentamento dell’informazione (a proposito, non preoccuparti per i ritagli di giornale: ci pensa già Mariuccia; al più potreste “coordinare” la cosa: mi mancano soprattutto le informazioni da Manifesto, LC e Unità).
Bene, avevo sospeso un momento, giusto il tempo per apprendere la notizia prevista: rimandano Piperno. Prevista ma non allegra. (Altra sospensione per la cena. Dopo la cena è scorretto usare la macchina da scrivere!). Dicevo, non allegra, nella misura in cui [e già!] è comunque una convalida, anche se indiretta, del pasticciaccio romano. Personalmente, l’unico esile filo di speranza è che appunto plachi la sete di sangue dei suddetti pasticcioni. Ma è davvero un filo esile. Qui si inserisce la faccenda dell’orizzonte “padovano”. Beniamino mi sollecita a scrivere a Gatti in particolare su questo punto. Ma francamente non so bene cosa pensare. Ho letto e riletto la parte della tua lettera che riguarda questa questione ma ti confesso che mi rimane rather obscure. Quali sono esattamente, secondo te, gli sviluppi ulteriori e prevedibili del processo? Io ti confesso di non riuscire più a prevedere un cazzo: liberazione immediata o pubblica decapitazione mi sembrano a questo punto altrettanto ragionevoli. Scherzi a parte, ho proprio bisogno che qualcuno mi faccia, dal di fuori, un’analisi il più possibile “obiettiva” della situazione processuale. Con quel po’ di informazioni che ho, il massimo a cui arrivo (e ci penso, eccome!) è un po’ di riflessione sui dati generali della situazione – tipo la faccenda Fiat – ma è chiaro che non mi basta!
Per il resto tiro avanti. Qui la situazione è tranquilla e ha tutta l’aria di restare tale. In qualche modo riesco a passare le giornate, anche se qualche volta sono davvero interminabili. Penso che ce la farò molto meglio quando sarà passata questa fase di “sospensione”. Ci sentiamo al più presto, allora, appena ci sarà qualche elemento nuovo.
Ti abbraccio forte. Un bacione alla Ceschi e ai tuoi cuccioli ­(e butta un occhio anche sui miei!).

Luciano

PS: Mi dimenticavo una cosa. Toni mi ha scritto che [Magazzino?] pubblicherebbe una specie di diario che aveva tenuto il I mese di carcere. Sarebbe forse bene che Ben ci desse un’occhiata: è autorizzato a censurare tutto quanto ritiene inopportuno! Glielo dici tu?

PS: Ovviamente i saluti vanno estesi a tutti. Mi scrivi qualcosa su quello che succede a PD? Vanno bene anche le faccende “personali”!!­­

[1] T. Negri, Luciano Ferrari Bravo. Ritratto di un cattivo maestro, Roma, manifestolibri, 2003, p. 79.