Archivio Luciano Ferrari Bravo

Il New Deal e il nuovo assetto delle istituzioni capitalistiche, 1971

Il New Deal e il nuovo assetto delle Istituzioni Capitalistiche Saggio contenuto in Aa. Vv., Operai e stato, Feltrinelli, Milano, 1971, pp. 101 – 134

Redatto nell’ambito delle attività di ricerca di «Contropiano», Il New Deal e il nuovo assetto delle istituzioni capitalistiche viene pubblicato in Operai e capitale nel 1971. Si tratta di un lavoro che, nella testimonianza di chi allora collaborava con lui, «fu una rivelazione scientifica». L’impianto del saggio modifica radicalmente le convenzioni della critica di «sinistra» del diritto, che nella norma rintracciava tutt’al più una mistificazione ideologica dei reali rapporti di classe. Qui il diritto entra in questione come autentico dispositivo organizzativo. Il New Deal rappresenta l’articolazione diretta dello Stato sulla società; il «coordinarsi» del piano capitalistico all’«intero processo di riproduzione sociale». Ciò si determina da un lato con l’assunzione dell’insufficienza dell’impresa del capitalista singolo, dall’altro con la rideterminazione del ruolo del sindacato in funzione-chiave del capitale collettivo. Ed è questa rivelazione il secondo, straordinario, punto di innovazione rispetto alla tradizione del movimento operaio, che nel sindacato aveva sempre visto l’espressione di una forza autonoma e soggettiva della classe.

Quanto il New Deal realizza è un progetto di «democrazia efficiente» sottratto ai due esperimenti totalitari di fuoriuscita dalla crisi del ’29: fascismo da un lato e stalinismo dall’altro. Nel roosveltiano «big labor, big business, big government» viene realizzato il compromesso capace di contemperare le esigenze di accumulazione del capitale collettivo con il ruolo di contrattazione sul salario delle rappresentanze operaie e con la funzione di mediazione e di incentivo a quell’effetto assunta dallo Stato. Viene così fissata la Grundnorm – la norma fondamentale – del sistema fordista: l’operaio massa organizzato diventa il «motore mobile» dello sviluppo capitalistico.

Società fabbrica, piano sociale capitalistico, compromesso democratico tra sviluppo e consumo: qui si dà l’«illusione ottica» di una democrazia capace di pacificare la violenza connaturata al rapporto di capitale. Ma si dà anche, e soprattutto, lo squilibrio che assegna alle lotte operaie la capacità di autonomizzarsi da quel rapporto e di fissare il salario come variabile indipendente rispetto alla riproduzione del ciclo capitalistico. La chiusura di Il New Deal e il nuovo assetto delle istituzioni capitalistiche, apre ad una nuova fase di ricerca intellettuale e politica.

Sandro Chignola