Archivio Luciano Ferrari Bravo

Una storia di straordinaria ingiustizia

Di GABRIELLA GAZZEA VESCE.

Intervengo per una informazione corretta sulla questione apertasi a Padova – e riportata dal mattino del 18 gennaio con il titolo «Il dibattito sugli ex terroristi» e foto tra le altre di mio marito Emilio Vesce – riguardante il ritorno di Oreste Scalzone dopo 25 anni di esilio e la mozione dei Consigli comunale e provinciale di Padova contro Susanna Ronconi.
Ho faticato non poco ad essere sintetica perché troppo ci sarebbe da dire ma soprattutto da ricordare, per una memoria che ci vieti di ripetere gli stessi errori. Cosa è successo il 7 aprile del 1979?
Il mandato di cattura del dottor Calogero – per mio marito Emilio Vesce e moltissimi altri arrestati in tutta Italia – fu spiccato, come si sa, in virtù di una decisione politica dell’allora Partito comunista italiano: parecchi esponenti del Pci e della Cgil di Padova resero false testimonianze e il mandato recitava circa cosi: «Emilio Vesce accusato, assieme a più di cinque persone di essere il capo di tutte le formazioni combattenti operanti in Italia e quindi accusato di tutti gli omicidi da queste commessi».
L’arresto, e le sue modalità, furono traumatiche per noi e soprattutto per i nostri figli allora di tre e sette anni. Emilio quando ci salutò, circondato dalle teste di cuoio, disse comunque di non preoccuparci che era una bufala e che si sarebbe sgonfiata subito.
Il dottor Gallucci dopo pochi giorni spiccò un ulteriore mandato di cattura per alcuni degli imputati padovani tra cui Emilio, Luciano Ferrari Bravo e Pino Nicotri, con l’accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Tutti gli imputati del 7 aprile – troncone padovano, dopo anni di carcere e/o di esilio furono assolti nel 1986. Un errore giudiziario.
Per gli imputati invece del cosiddetto «troncone romano» le iniziali accuse si modificarono man mano, rimanendo però sempre l’imputazione di «insurrezione a mano armata» che per quanto riguarda Emilio era avvalorata dall’essere stato uno dei capi di Potere operaio, direttore responsabile di vari giornali e di Radio Sherwood. Il reato di insurrezione armata contro i poteri dello Stato allora comportava più di 11 anni di carcerazione preventiva per cui l’Italia fu condannata più volte, anche per i detenuti del 7 aprile, dal Tribunale per i diritti dell’uomo di Strasburgo.
Il Partito radicale con Adelaide Aglietta e Marco Pannella iniziò una battaglia per la riduzione dei termini di carcerazione preventiva, prima con Toni Negri e poi con Enzo Tortora.
Sarebbe importante non dimenticare.
Emilio dopo cinque anni, cinque mesi e cinque giorni di carceri speciali – in cui ha subito ogni tipo di violazione dei diritti, soprusi e pestaggi – venne scarcerato per decorrenza termini il 12 settembre 1984, ma inviato al confino a Pontedera.
Grazie al sindaco di allora Settimo Gottardo che pubblicamente dichiarò che Emilio assieme agli altri imputati in attesa di giudizio, avrebbe potuto tornare nella propria città, a Natale del 1984 fu tolto il confino e tornò finalmente a casa.
Nel 1987 furono definitivamente assolti.
Con mia grande preoccupazione vedo rispuntare lo stesso accanimento giustizialista da parte di alcuni esponenti Ds contro la nomina di Susanna Ronconi a consulente per le tossicodipendenze. Susanna Ronconi ha pagato il debito alla società ed è, per le nostre leggi, completamente riabilitata.
A mio parere è vergognosa la mozione dei diessini Naccarato e Zampieri. Vergognosa e incostituzionale la mozione del Consiglio comunale e provinciale.
Fino a quando una persona deve pagare il debito con la società? Quando il fine pena?
Auspico che si faccia completa luce sulla vicenda del 7 aprile perché una storia di straordinaria ingiustizia non rischi di ripetersi. Mi auguro inoltre che si plachino i sentimenti di vendetta e che si smetta di «disinformare colpevolmente o in buona fede» i cittadini, per un Paese più civile e garante dei diritti delle persone. In memoria di Emilio la Regione Veneto ha istituito dal 2001 il Premio Emilio Vesce per l’informazione radio televisiva e cartacea che riguarda la salvaguardia dei diritti delle persone e che nel 2007 verterà sulla correttezza e pluralismo dell’informazione.

 

Questo articolo è stato pubblicato per il Mattino di Padova il 4 febbraio 2007.